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"Valeriano Trubbiani per Ancona"

Valeriano Trubbiani - L'Onda VisionariaValeriano Trubbiani Valeriano Trubbiani L'Onda Visionaria
Nel corso degli anni il poliedrico artista Valeriano Trubbiani ha dedicato ad Ancona, sua patria d'adozione, numerose opere, disseminate nei contenitori culturali di tutta la città, delle quali nel 2008 ha realizzato un catalogo, intitolato L'Onda visionaria.

L’Ancona disegnata da Valeriano Trubbiani è “un teatro di accadimenti” in cui la città si presenta sotto forme differenti: allungata, schiacciata, sghemba, obliqua, annullata in un dettaglio architettonico o moltiplicata in punte sospese e serrate di cupole e campanili orientali, di cui, fino ad oggi ognuno aveva ignorato l’esistenza. Eppure si tratta di Ancona, con il culmine della sua cattedrale e il corollario labirintico di edifici e costruzioni che dalla cattedrale si snoda e viene costruendo tutt’intorno, fino al mare” (brano tratto da “Ancona nelle visioni di Valeriano Trubbiani” del prof. Simone Dubrovic,[1] in “L'Onda visionaria” di Valeriano Trubbiani).
Ancona cattedrale di S. Ciriaco croce astile di Valeriano Trubbiani

Il Sistema Museale della Provincia di Ancona ha ritenuto doveroso omaggiare, organizzando il pomeriggio di sabato 17 settembre 2011 un itinerario nel centro di Ancona, l'artista contemporaneo che più si è compenetrato nella storia della città dorica, nei suoi monumenti e nelle sue radici culturali.
La presenza del Maestro ha reso l'evento un'occasione irripetibile per conoscere direttamente dalla voce dell'artista il pensiero che ha ispirato le sue opere.

Ancona cattedrale di S. Ciriaco
La visita ha preso inizio dalla Cattedrale di San Ciriaco, in cui è conservata la Croce astile ostensiva che lo scultore ha realizzato nel 1999 per il millenario del Duomo di Ancona.
Il capolavoro di Trubbiani non è stato creato per trovar posto in un museo o in un cimitero. E' stato concepito per le doglie del parto e sbalzato con mani sanguinanti per splendere nel cuore di una comunità viva, consapevole di peccati e di carenze individuali e sociali, e proprio per questo desiderosa di lasciarsi condurre, tramite l’albero del supplizio, alla primavera di un mondo nuovo” (brano tratto da “Signum Crucis” di † Mons. Loris Capovilla, già vescovo di Loreto, in “L'Onda visionaria” di Valeriano Trubbiani).
Ancona - bassorilievo di Ciriaco PizzecolliAncona - Pinacoteca civica - Cum Vulpe Cyriacus Delineat Sanctam Mariam Arundineti - Valeriano Trubbiani
La visita è continuata alla Pinacoteca civica “Francesco Podesti” e Galleria d’arte Moderna, in cui sono custodite alcune opere dell’artista, tra cui quelle dedicate all’umanista e archeologo anconetano Ciriaco Pizzecolli: “Ciriaco scrive, riflette: forse si chiede che cosa sia la storia. La terza stazione si consegna alla duplice dimensione della natura e della cultura. Di Ancona è esibita la chiesa di Santa Maria del Canneto, poi detta della Piazza, attraversata da una luce diagonale, riflessa sull’acqua che lambisce la facciata (le cui arcatelle non ornano lastre di marmo, ma racchiudono canne); il portale ha un’inferriata che imprigiona l’occhiuta presenza di un rapace, in alto, dietro la finestra, da cui non vuole uscire. Timida, spaurita, ma pronta ad affrontare il mondo, è una volpe (uno scoglio, al porto, portava il suo nome) in primo piano” (brano tratto da “Ciriaco l’ottimista” di Michele Polverari, già direttore della Pinacoteca civica “Francesco Podesti” e Galleria d’arte Moderna di Ancona, in “L'Onda visionaria” di Valeriano Trubbiani).

Ancona - Teatro delle MuseAncona - Teatro delle Muse - sipario tagliafuoco di Valeriano Trubbiani Ancona - Teatro delle Muse - sipario tagliafuoco di Valeriano Trubbiani
L'itinerario è proseguito poi all’interno del Teatro delle Muse, per ammirare il Sipario Tagliafuoco realizzato su disegno di Valeriano Trubbiani.
Superando i mille posti, il Teatro delle Muse si è dovuto dotare per legge di un sipario tagliafuoco: si tratta innanzitutto di una struttura di sicurezza rigida e semovente su binari, obbligatoria e sottoposta a rigorosi controlli. La sua funzione originaria è quella meramente tecnica di separare, in caso di incendio, lo spazio della platea da quello del palcoscenico. In tal senso risultano in Italia una decina di Teatri che si avvalgono di questa struttura, ma quasi sempre si tratta solo di tetre saracinesche verniciate.
Il Sipario Tagliafuoco del Teatro delle Muse di Ancona rappresenta un esempio unico a livello europeo perché, oltre alla funzione tecnica, svolge anche una funzione estetica.
Infatti, il fronte scenico non è decorato pittoricamente, ma “figurato” integralmente da una epidermide metallica e da una scultura ad altorilievo in bronzo che si articola all’interno di una nicchia nera.
La struttura ignifuga ha uno spessore di oltre 35 cm. E’ larga circa 16 metri e alta 10 metri. Complessivamente il suo peso risulta di circa 22 tonnellate.[2]
E' il primo sipario tagliafuoco realizzato in Europa dalla mano di un artista. Lo scultore ha immaginato l’enorme saracinesca che chiude il palcoscenico di 360 metri quadrati come la fiancata di un’antica nave fitta di un fasciame in acciaio, la cui polena brilla del bronzo di altorilievi incassati su fondo nero. Un beneaugurante sole ride al centro di una sorta di trionfo barocco con sei metope, l’arco di Traiano e un curioso cavallino che sembra voler fuggire dall’ostensorio di una sacra rappresentazione.
... questa luminosa esplosione di festoso, grottesco barocco è un dono inestimabile che Trubbiani e il suo Teatro distillano dalle loro esistenze per tutti gli spettatori futuri, su quei territori dove una pietas profonda e consapevole, mascherandosi di forme bizzarre e paradossali, può sorridere ammiccando sul mondo con la bonarietà vigorosa e allertata del disincanto, (che è poi il segreto della gioiosa e tragica grandezza proprio del Barocco storico, percorso com’era dal brivido controriformista). In più, quello di Trubbiani è un barocco macchinico, immaginifico e favoloso, alla Jules Verne o alla Villiers de l’Isle; ostentatamente monumentale, pletorico, spesso saldato e imbullonato attorno alla sua stessa minacciosa ottusità e alla sua fumante, sbuffante tracotanza ...” (brano tratto da “E il Teatro va!” di Pietro Bellasi, in “L'Onda visionaria” di Valeriano Trubbiani).

Ancona - Valeriano Trubbiani - Tabernacolo con lampada votiva Ancona - Valeriano Trubbiani – Ambone
Si è passati poi alla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano in Corso Mazzini, per la quale Trubbiani ha realizzato l'Ambone, il Tabernacolo e la Lampada votiva; la parte centrale di quest'ultima è animata “da una dinamica metamorfica figurata. Una grande forma ovoidale tagliata a metà, coperta da una sorta di cappello a imbuto, sembra aprirsi lentamente come una scatola lasciando emergere, dal suo interno, una sorpresa. Sono visibili due metalliche mani maschili, rappresentate nell’atto di contenere e quasi proteggere un qualche oggetto prezioso
Si tratta della Luce, della sorgente luminosa perenne contenuta entro un cilindro di vetro rosso.
Le mani, così reali nell’apparenza, non sono umane. Forse è la rivelazione che i due Santi martiri, Cosma e Damiano, non si sono mai allontanati da qua.
A completare la Lampada, un piccolo uovo in metallo è attaccato tramite un sottile cavo di acciaio proprio sulla pancia del grande guscio/contenitore, pendendo a piombo e sfiorando il sottostante Tabernacolo.
E' proprio in questo piccolo uovo, dai forti contenuti simbolici, che si riversa l’attenzione di chi è presente.
E come non ricordare la magnificenza della celebre “Pala di Brera” di Piero della Francesca, con quell’uovo pendente da un grande guscio di conchiglia, al centro di un illusorio catino absidale, simbolo della Immacolata Concezione della Vergine, alla quale esso è strettamente collegato.
Una citazione? Nel nostro caso, l’uovo sembra voler riassumere e ricordare, nella sua forma, la totalità dell’idea che ha generato i tre elementi liturgici, e conservarla entro il suo guscio.
Come una nuova vita, pronta a dischiudersi perpetrando il ciclo senza fine della creazione.” (brano tratto da “Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano: la Scultura come strumento di Fede” di Massimiliano Trubbiani, in “L'Onda visionaria” di Valeriano Trubbiani).




Ancona - Mater Amabilis - Valeriano Trubbiani Ancona - Piazza Pertini - Mater Amabilis di Valeriano Trubbiani
La visita si è conclusa in Piazza Pertini, in cui è ospitato il complesso scultoreo “Mater Amabilis”, comunemente chiamato dagli anconetani “I Rinoceronti”, che ha ripreso il soggetto del “rinoceronte” realizzato dall'artista per il film del 1983 “E la nave va [3] di Federico Fellini.[4]
L'amabile madre dovrebbe sollecitare una sorta di riflessione, un poco ironica, sorniona, vigilante e dovrebbe anzi sollecitare semplicemente una meditazione. Al di là di ogni banale retorica figurale, trionfalistica o celebrativa o funeraria arriva quindi il Rinoceronte: innocente e grande personaggio della natura, tenero e corazzato, potente e aggressivo, emblematica apparizione ancestrale. Estremo simbolo, in estinzione, che non teme nessun altro animale, tranne uno: l'uomo. Ecco allora che questa presenza allegorica, progressivamente decantata e amalgamata nella struttura urbana (come un punto di attracco del sogno) rappresenterà un riferimento rassicurante e rasserenante, beneaugurante e consolatorio” (brano tratto da “Mater Amabilis, un gruppo scultoreo ad Ancona” di Valeriano Trubbiani).

Nel corso dell'itinerario è stato presente il M° Valeriano Trubbiani, che ha parlato del proprio rapporto con Ancona e delle opere che egli ha dedicato alla città. L'artista è stato vivamente complimentato ed applaudito dai partecipanti all'itinerario, che hanno voluto testimoniargli la loro ammirazione e la loro riconoscenza per l'amore che egli ha dimostrato e dimostra ad Ancona.



Visualizza la galleria fotografica dell'itinerario.


Per visualizzare e scaricare i testi critici sull'opera di Valeriano Trubbiani ad Ancona, tutti tratti dal volume L'Onda visionaria di Valeriano Trubbiani:
- “A margine” di Massimo Di Matteo;
- “Ancona nelle visioni di Valeriano Trubbiani” di Simone Dubrovic;
- “Ciriaco l’ottimista” di Michele Polverari, già direttore della Pinacoteca civica “Francesco Podesti” e Galleria d’arte Moderna di Ancona;
- “E il Teatro va!” di Pietro Bellasi;
- “Il Bestiario di Valeriano Trubbiani” di Vito Apuleo;
- “Signum Crucis” di † Mons. Loris Capovilla, già vescovo di Loreto;
- “Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano: la Scultura come strumento di Fede” di Massimiliano Trubbiani;
- “Dal teatro del mondo in volo verso l'armonia delle galassie” di Paolo Biagetti;
- “Marca D’Ancona olim Picenum” di Stefano Sampaolesi;
- “Al di là della scultura” di Stefano Sampaolesi.

Note

[1] Simone Dubrovic è nato ad Ancona nel 1978 e vive tra Italia e Stati Uniti. Insegna lingua, letteratura e cinema italiani al Kenyon College di Gambier, Ohio – U.S.A..

[2] Il Sipario è stato costruito con la norma REI 60 (Resistenza Meccanica Tenuta Isolamento) e si avvale di un complesso meccanismo di sollevamento/discesa rappresentato da argani che movimentano e contrappesi di ausilio, il tutto manovrato da una consolle dalla regia o direzione di scena. Il sollevamento o la discesa hanno velocità diverse, da 30 secondi a 2 minuti e dispongono di un sistema frenante. Assolutamente proibiti sono stati materiali facilmente infiammabili, ma anche metalli dalla bassa temperatura di fusione (come l’alluminio). Nel nostro caso sono stati utilizzati il ferro acciaioso, il bronzo l’acciaio inox. La serranda del Sipario è stata realizzata presso le Officine della Icras di Rovereto. La scultura è stata fusa presso la Fonderia Paoletti di Ancona.

[3] “Cosa sta facendo un gruppo familiare rinocerontico sopra un pontile di mare? E' che sono appena scesi da un natante, gli animali, e si avviano verso la città. Ma, quale natante? Una scialuppa di naufraghi proveniente dal mare Adriatico. Si legge infatti nel trattamento finale di un film, il racconto di un giornalista chiamato Orlando. Esso dice: "Un idrovolante ha recuperato i superstiti della scialuppa "Aurora". La scialuppa "Stella del nord" è miracolosamente arrivata ad Ancona. Per quanto mi riguarda io ho da darvi una grande notizia (si scherma le labbra con la mano per non farsi sentire -in questa confidenza- da un secondo passeggero della barca, che è, chi lo immaginava? Proprio il Rinoceronte). Lo sapevate che il Rinoceronte dà un ottimo latte?". Il Rinoceronte femmina, malato d'amore, è in stato di gravidanza. Esso viaggiava sul transatlantico "Gloria N." inabissato da una corazzata austroungarica. I superstiti del naufragio approdano ad Ancona, ove la mamma Rinoceronte partorisce. E tutto questo è realmente accaduto, nel 1914 al largo di Ancona, presso l'Isola di Erimo... Accaduto nella feconda immaginazione visionaria di un grande regista che conclude con queste immagini un suo capolavoro cinematografico. Ecco, questa è la contaminazione filmica e letteraria, assai provvidenziale, sulla quale ho adagiato la mia reinvenzione che assolutamente non vuol rappresentare un ricordo/omaggio al geniale Fellini, il quale non ha proprio necessità di alcuna celebrazione, anche se non ho potuto vincere la tentazione quasi, di prolungare la sceneggiatura del film in questione. Film, tra l'altro (e questa volta realmente) per il quale il regista più volte ha passeggiato riflessivo lungo il Porto di Ancona, accompagnato dal sottoscritto, nel corso della collaborazione al film stesso” (brano tratto da “Mater Amabilis, un gruppo scultoreo ad Ancona” di Valeriano Trubbiani).

[4] “Non mi pare che il rinoceronte che naviga sulla ‘Gloria N.’ abbia nulla a che fare con il mostro che appare sulla spiaggia nel finale de “La dolce vita”. Un simbolo è tale in quanto non si può spiegare, in quanto va oltre il concetto, oltre la ragione, in quanto contiene degli elementi irrazionali o mitici. Perché mi si vuole costringere a spiegarlo? In ogni caso, il rinoceronte che è sulla nave, se ha un significato, questo significato va inteso in senso totalmente opposto. Il mostro di “La dolce vita” era uno specchio della degenerazione del protagonista, mentre il rinoceronte di “E la nave va” potrebbe suggerire un’interpretazione, ad esempio, di questo tipo: l’unico tentativo per evitare il disastro, per non precipitare nella catastrofe, potrebbe essere quello diretto a recuperare la parte inconscia, profonda, salutare di noi stessi. E’ in questo senso che si potrebbe spiegare la frase “farsi nutrire dal latte del rinoceronte”. Ma si tratta sempre di spiegazioni un po’ goffe, com’è goffo l’accostamento del rinoceronte al mostro di “La dolce vita”. Una fantasia, se autentica, contiene tutto, e non ha bisogno di spiegazioni” (brano tratto da Fellini. Raccontando di me, conversazioni con Costanzo Costantini, Editori Riuniti, Roma, 1996, pp. 182-185).

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