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BESTIARI MEDIEVALI


Le api

I Bestiari - le api

Nel Libro della Natura degli Animali l'ape è descritta come una "una creatura di picciola apparenza e di grande fructo" (generoso rendimento), lodata per la sua solerzia nel produrre frutti meravigliosi e utili all'uomo: il miele e la cera.

La sua innata saggezza fa sì che quando deve allontanarsi dall'alveare per scegliere i fiori da impollinare e dai quali raccogliere il miele, sigilla la sua celletta, in modo che la cera e il miele raccolti non vadano perduti: "né vento né niuna altra cosa vi possa entrare che le guastasse", come l'uomo che quando esce di casa si assicura di aver chiuso bene la porta. Sceglie i fiori più adatti a produrre i frutti migliori. Allo stesso modo dovrebbe comportarsi l'uomo: preoccuparsi di utilizzare i suoi cinque sensi in modo assennato e come l'ape sta attenta a chiudere la sua cella per non farvi entrare niente che possa rovinare i frutti del suo buon lavoro, così questi dovrebbe vedere, toccare, udire e assaggiare solo cose che lo conducano a ben parlare, operare e pensare. Così come l'ape sceglie solo i fiori che producono il miele più dolce e la cera migliore, parimenti l'uomo dovrebbe far sì che le sue opere siano "in fede, in speranza e carità, in umiltà e pazienza e si deve schiffare (evitare) la soperbia e vanagloria (superbia e vanità) e avarizia e invidia e ira e odio e mala volontade (svogliatezza) e tutti li visii (vizi) e peccati". Solo allora i nostri frutti saranno dolci come il miele e le nostre opere illumineranno il mondo, come disse Dio ai suoi apostoli "Voi siete la luce del mondo" (Mt. 5, 14).

I Bestiari - l'alveare

Nel suo Bestiario d'amore (dove sono elencate con finalità didattiche le possibili situazioni amorose, attraverso una serie di fantasiosi paragoni con le principali qualità o difetti degli animali) il poeta medievale Richard de Fournival scrive che le api non possiedono udito, eppure quando uno sciame abbandona tutto compatto un alveare, è perché si lascia guidare dai fischi e dai canti. Sebbene le api non li sentano realmente, "appare chiaro dalla perfezione della loro opera" quanto la natura di questi animali sia nobile e armoniosa; e se qualcosa di altrettanto armonioso, come la musica e la voce, passa loro accanto, esse non possono non "sentire"; non con l'udito, certo, dice il nostro poeta, ma con il tatto, che è il più generale dei cinque sensi; perché l'armonia del canto è così perfetta e potente da essere capace di trasformare i sentimenti e di mutare la volontà.



 

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