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Il ragno è quasi assente nella tradizione del Fisiologo sia greco che latino, ma preso in considerazione nei bestiari romanzi (scritti e prodotti in Francia). Nel Libro sulla natura degli animali, un bestiario toscano del XIV secolo, questo animale è descritto come "uno vermicello" che cattura nella sua rete, in virtù del suo ingegno e astuzia, mosche, zanzare e mosconi. Il ragno è paragonato al demonio, che tiene sempre tese le sue reti ed i suoi lacci per catturare le anime degli uomini (cerca di indurre gli uomini al peccato attraverso le tentazioni dei piaceri e dei vizi). Il Signore, che tutto conosce, cerca di trattenere l'uomo dalle trappole del demonio, che sono i lacci tesi con la superbia, la vanagloria, la lussuria, l'invidia, l'avarizia, l'odio e la falsità, e di avvisarlo non si stanca mai. Nessuno riesce a scappare una volta finito nella tela del ragno (diavolo) e questi uccide la malcapitata preda (uomo peccatore dannato per l'eternità) senza pietà, succhiandogli via tutto il sangue. L'insegnamento morale che se ne deve trarre è dunque che agisce bene chi fin dall'inizio riflette sull'esito delle sue azioni.
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