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Nel 2007, per il 450° anniversario dalla morte, sono in programma numerose iniziative per celebrare l'opera del pittore Lorenzo Lotto nelle Marche, terra in cui visse a lungo e morì, lasciando numerose testimonianze del proprio genio.
Nato a Venezia nel 1480, Lorenzo Lotto risulta operoso nelle Marche nel corso di tutta la prima metà del '500: una scelta di lavoro la sua, al servizio di confraternite, ordini religiosi e importanti prelati come Nicolò Bonafede di Monte San Giusto, che nel corso del tempo si tramuta in una scelta di vita, culminante nella decisione di farsi oblato nella Santa Casa di Loreto. I primi documenti che lo riguardano risalgono al 1506 e si riferiscono all'ordinazione del grande Polittico di San Domenico (Recanati, Villa Colloredo Mels) consegnato nel 1508: la monumentale opera costituisce una summa inquieta e drammatica delle esperienze giovanili dell'artista all'insegna degli umori nordici di Albrecht Durer. Tra le opere di Recanati, come la Trasfigurazione e il San Giacomo Pellegrino (Villa Colloredo Mels), il San Vincenzo Ferrer in gloria della vicina Chiesa di San Domenico e la Deposizione del 1512 di Jesi (Pinacoteca Civica), si delinea la brusca svolta stilistica del veneziano nei confronti dell'aulico e teocratico classicismo dispiegato da Raffaello nelle Stanze della Segnatura.
Negli anni successivi, in cui risiede tra Bergamo e Venezia, Lorenzo Lotto continua a inviare opere nelle Marche: sono gli anni della Madonna con Bambino e Santi Giuseppe e Girolamo (1526), dei due pannelli raffiguranti l'Angelo Annunziante e la Madonna Annunciata, dell'incredibile Pala di S. Lucia, e della Visitazione, tutte opere conservate nella splendida cornice rococò di Palazzo Pianetti di Jesi, sede della Pinacoteca Civica.
Tra le opere che l'artista veneziano eseguì per le Marche vanno ricordate anche quelle un tempo a Castelplanio e Loreto. Il grande artista lasciò infatti nel 1531 a Castelplanio, nella Chiesa di S. Sebastiano, probabilmente un polittico unitario disperso nel tempo: uno dei pannelli superstiti raffigura San Cristoforo; l'altro rappresenta S. Sebastiano. L'opera fu venduta nel 1821 dal mercante inglese Edward Solly allo Stato prussiano e sono tutt'ora conservate in Germania, nella Gemaldegalerie di Berlino. Va a tale proposito ricordato che il dipinto lottesco del 1531 costituì il punto di riferimento per l'elaborazione dell'opera successiva raffigurante S. Cristoforo tra S. Sebastiano e S. Rocco della Pinacoteca di Palazzo Apostolico di Loreto, eseguita tra 1535 e 1536.
Negli stessi anni in cui lavora per Castelplanio e Loreto, tra il 1532 circa e il
1539, l'artista risiede nelle Marche, probabilmente nel territorio maceratese.
Intorno al 1531 risale la monumentale Crocifissione di S. Maria in Telusiano di
Monte San Giusto (Mc).
Nel 1538 il Lotto esegue per Ancona la grande Madonna e Santi, conservata nella
Pinacoteca Comunale, accanto a uno dei capolavori del primo Tiziano, la Pala Gozzi
del 1521 e sempre ad Ancona lascia una delle sue ultime opere, l'Assunta di San
Francesco alle Scale del 1550, anche questa poco distante da un?altra opera
dell'estrema maturità di Tiziano, la Crocifissione della Chiesa di San Domenico.
È nelle Marche quindi paradossalmente, più che a Venezia, che l'opera dei due
artisti, così diversi fra loro, ma di uguale monumentale statura, si intreccia in un
itinerario unico e suggestivo, tra musei e chiese di Ancona.
Nel 1539 il Lotto esegue una delle sue ultime monumentali pale d'altare, la Madonna del Rosario con i quindici Misteri di Cingoli (Mc, Pinacoteca, ora di nuovo nella chiesa di S. Domenico); si tratta di una tela eseguita su commissione della locale Confraternita del Rosario che aveva sede nella chiesa di San Domenico. L'opera una volta vista è indimenticabile: per il giocoso particolare degli angioletti in primo piano che gettano petali di rose tratti da una cesta di vimini, nel contempo oggetto d'uso quotidiano e documento di questa secolare tradizione artigianale nel territorio; per l'affascinante figura di Maria Maddalena, riccamente abbigliata, e forse identificabile, come vuole la tradizione locale, con Sperandia Simonetti, nobildonna cingolana. Al 1548 è la Madonna in gloria e Santi della Chiesa Arcipretale di S. Maria di Mogliano (Mc), la cui cornice originale, recentemente restaurata, è custodita nell'attigua sagrestia.
Le opere dell'estrema maturità sono conservate nella Pinacoteca del Palazzo Apostolico di Loreto dove l'artista decide di trascorrere in solitudine gli ultimi anni della sua vita tormentata tra l'adesione alla fede cattolica e la conoscenza anche diretta dei principi della luterana: molti amici del Lotto furono infatti coinvolti nei processi da parte del Tribunale dell'Inquisizione. Nonostante la convinzione da parte della critica della fede cattolica dell'artista, rimane il fatto che le opere di Lorenzo Lotto, a differenza di altri artisti dello stesso periodo, abbracciano una concezione dell'arte intesa come momento di riflessione suprema e aperta dei principi e figure religiosi che essa rappresenta e nello stesso tempo come momento di confronto con la sfera del sacro umanizzata, vicina al sentire quotidiano e alle fatiche degli uomini.
A Loreto, accanto al San Cristoforo tra i santi Rocco e Sebastiano del 1535 circa, figurano le opere degli anni '40 come il Cristo e l'adultera, il tardo San Michele Arcangelo che scaccia Lucifero fino alla struggente e inquietante Presentazione al tempio, lasciata interrotta per il sopraggiungere della morte, avvenuta tra 1556 e il 1557.
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