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Presentazione di:
Alfonso Maria Capriolo - Presidente Sistema Museale della Provincia di Ancona
Simone Spadoni - Sindaco del Comune di Morro d'Alba
Con la mostra "Il paesaggio agricolo marchigiano. La poesia nel paesaggio da Mario Giacomelli alle nuove generazioni", l'Associazione Sistema Museale della Provincia di Ancona inaugura una serie di iniziative che puntano a valorizzare il paesaggio come bene culturale a sé stante, caratterizzante l'identità storica e culturale del territorio, così come è stato riconosciuto anche dal punto di vista giuridico dal nuovo Codice dei beni culturali.
Il paesaggio della campagna marchigiana è il frutto di un intenso intervento
sulla natura da parte della mano dell'uomo, che ne ha definito le
caratteristiche peculiari, rendendolo riconoscibile e suggestivo, ma che
continua incessantemente a modificarlo.
Con le sue linee ordinate, i suoi profili ondulati, esso ha sempre
esercitato una potente influenza sull'opera degli artisti, che ne sono stati
attratti ed affascinati.
Tra questi, Mario Giacomelli, il grande Maestro della fotografia di
Senigallia, che è giunto a reinventare il paesaggio agricolo, facendolo
divenire elemento "astratto", pretesto per esprimere stati d'animo,
impressioni, punti di vista estetici.
Gli esponenti del Centro per la Diffusione della Fotografia di Falconara
Marittima sono partiti dalla lezione giacomelliana, legata fondamentalmente
all'utilizzo del bianco e nero, per sperimentare la possibilità di
recuperare ed innovare la sua esperienza utilizzando la fotografia a colori.
Così, nelle loro opere, il paesaggio agricolo diviene, di volta in volta,
immagine onirica, evanescente, sfumata, semplici macchie di colore, elemento
geometrico, puro segno grafico, offrendo allo spettatore sensazioni e
suggestioni sempre diverse.
Morro d'Alba si è proposta come sede naturale delle iniziative sul paesaggio
agricolo.
Il nome stesso del paese è legato a quello del suo prodotto agricolo più
rinomato, il vino Lacrima di Morro d'Alba, appunto.
Qui ha sede il Museo "Utensilia", nato come sezione distaccata del Museo di
Storia della Mezzadria di Senigallia fondato dal prof. Sergio Anselmi, ma
ormai autonoma presenza nel panorama museale della provincia, che, con
l'esposizione dei numerosi attrezzi originali, in gran parte forniti da
cittadini di Morro d'Alba, permette ai visitatori di conoscere lo stile di
vita dei mezzadri e delle loro famiglie in un'epoca ormai passata, ma ancora
relativamente recente, mantenendone intatta la memoria, a beneficio delle
nuove generazioni.
Qui lo stesso Mario Giacomelli ha spesso operato, con generosa
disponibilità, documentando con i suoi scatti il costante divenire del
paesaggio agricolo, come nelle foto conservate nel Museo, e le iniziative
volte a riscoprire e tramandare le tradizioni contadine, come nella serie
fotografica dedicata ai cantori popolari del "Cantamaggio".
Insomma, qui la "campagna" non è soltanto un dato geografico, ma costituisce
un elemento fondamentale della vita e della cultura di Morro d'Alba e
rappresenta una concreta opportunità di vita e di sviluppo economico per
quanti, in sempre maggior numero, stanno scegliendo l'agricoltura di qualità
come attività su cui scommettere il proprio futuro.
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Mario Giacomelli | ![]() |
Mario Giacomelli | ![]() |
Mario Giacomelli |
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Mario Giacomelli | ![]() |
Mario Giacomelli |
una introduzione di Giorgio Mangani
Il paesaggio non è soltanto un bel panorama, come a volte pensa la gente, ma
costituisce il sistema delle informazioni connesse ai luoghi che si sovrappone
al territorio reale e ne condiziona in un modo o nell'altro la percezione. È
per questo motivo che il paesaggio è considerato tradizionalmente l'identità profonda di una regione.
Se questo è vero quasi sempre, lo è in modo particolare per le Marche, una
regione che ha conservato, meglio di altre, non solo il proprio paesaggio
agrario, ma anche tradizioni culturali, modi di vedere e di essere legati a
uno stile di vita antico che convive (e a volte anzi lo favorisce) con lo
sviluppo economico.
Le Marche e i paesaggi di Leopardi, di Bartolini, di Volponi, di Giacomelli e
di Cucchi (tutti poeti e artisti che hanno colto la dimensione "sospesa"
dei luoghi e dei paesaggi marchigiani) si fondano su questa relazione profonda
tra luoghi e modi di essere, che qualcuno ha chiamato "Genius Loci".
Lo stesso municipalismo, il campanilismo marchigiano non sono che la conseguenza
di questa specie di "biodiversità" culturale, connotato specifico
della regione, che per così dire favorisce, e al tempo stesso limita, il suo
sviluppo: due facce della stessa medaglia.
È di qui che, probabilmente, deve prendere le mosse la progettazione
dello sviluppo "postmoderno" delle Marche, ripensando in modi nuovi
questa vocazione locale alla tradizione, questa refrattarietà alla globalizzazione,
o per lo meno alla globalizzazione sfrenata, che ci vaccina contro la
disseminazione dei "non luoghi", degli spazi senza storia e senza
identità, ma che, però, può tradursi a volte in debolezza, nella incapacità di
guardare al futuro senza timore.
Da questa "prossimità" della gente con i luoghi bisogna probabilmente
partire per tradurre in valore ciò che, a volte, viene considerato stoltamente come un ritardo.
Come sempre accade, il paesaggio è (e resta) un repertorio di valori, di storie,
di immagini mentali, di emozioni radicate storicamente nei luoghi (e memorizzate
attraverso di essi), ma può offrire il suo aiuto alla declinazione di nuovi valori,
di nuove emozioni, senza complessi, capaci di dialogare con le più lontane contrade
e con le tecnologie più avanzate.
Proprio come le immagini di questa mostra.
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Giorgio Marinelli | ![]() |
Giorgio Marinelli | ![]() |
Giorgio Marinelli |
una nota di Enzo Carli
Giorgio Marinelli è un esteta del paesaggio marchigiano.
Fotografo colto e sensibile alterna la sua ricerca alla formazione di giovani
che istruisce alla pratica fotografica.
Prendendo spunto da alcune opere sul paesaggio di Giacomelli, esaltato dalla
luce violenta del bianco e nero, da queste lastre schiacciate sulla madre terra,
con un gruppo di Allievi percorre la campagna marchigiana cercando spunti e
riflessioni per un progetto integrato di fotografia dove il riporto visivo
privilegia, attraverso il filtro dell'interiorità, emozioni e stati d'animo.
La campagna marchigiana viene fuori in tutto il suo splendore, esaltata
dall'astrazione del colore, solcata dalle bande diagonali, dalla profondità, dai chiasmi.
Tracce e solchi che esaltano la prospettiva nelle fotografie solari, a volte
ancorate da schermi di protezione, a volte libere da ogni riporto di realtà per
un'astrazione romantica a volo d'uccello su campi sterminati abbagliati dal verde marchigiano.
Sono paesaggi come interrogativi dell'anima e nello stesso tempo identità
perdute dei luoghi che ritornano come omaggio alla memoria di Mario Giacomelli.
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Alessandro Magi Galluzzi | ![]() |
Annarita Rossi |
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Beatrice Bramucci | ![]() |
Beatrice Bramucci |
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Daniela Catalani | ![]() |
Daniela Catalani |
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Rita Bramucci | ![]() |
Rita Bramucci |
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Stefano Giordani | ![]() |
Tatiana Fronzi |
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Tatiana Fronzi |
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