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CIVICA RACCOLTA D'ARTE, STORIA E CULTURA (MM 5046)

Castelplanio - Palazzo Fossa Mancini, sede della Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Andrea da Jesi (XV secolo) - affresco della Madonna con il Bambin Gesù
La Civica Raccolta di Castelplanio è ospitata nel Palazzo Fossa Mancini, il cui restauro è iniziato nel 1998 e ha portato alla creazione, al piano nobile, di un museo a configurazione domestica, nel quale si vuole ricreare, anche grazie agli arredi originali, il suo antico aspetto settecentesco.
Il Palazzo nobiliare Fossa Mancini fu costruito nel XVIII secolo lungo la Via Piana che collega Castelplanio all’Abazia di S.Benedetto de’ Frondigliosi, in un'area che già allora stava diventando la zona residenziale ed elegante delle nobili famiglie del paese.
Nel 1738 venne aggiunta al palazzo una cappella nobiliare.
Il 22 luglio 1937 il Comune di Castelplanio acquistò il palazzo dai conti Enrico e Caterina Fossa Mancini, che avevano contratto molti debiti, per sole 75.000 Lire. Nel 1939 il Comune acquistò all’asta parte del mobilio appartenuto alla nobile famiglia e ora esposto nel museo.
A partire dal 1940 il palazzo è stato utilizzato come Municipio e nel 1948 è stata costruita l’aula consiliare.

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Andrea da Jesi (XV secolo) - affresco della Madonna con il Bambin Gesù - part.

L’itinerario da seguire per la visita del Museo porta dapprima ad ammirare l’affresco del 1522 commissionato dal capitano Pierdomenico di Raniero da Massaccio (l’attuale Cupramontana) e dai quattro massari di Castelplanio per adornare la cappellina del vecchio Palazzo Comunale, il Palazzo dei Priori.
L’opera raffigura la Madonna con il Bambin Gesù e i Santi protettori locali Giacomo e Benedetto.

L’autore non firmò la sua opera ma, per alcune somiglianze tra elementi figurativi (come il sole con raggi a fiammetta posto al centro dell’intradosso) e caratteristiche fisionomiche (nasi lunghi e diritti e globi oculari alti) con altri dipinti di artisti della stessa famiglia, si ritiene che l'affresco sia opera di un esponente della nota famiglia di pittori jesini degli Aquilini.

In particolare la dottoressa Loretta Mozzoni, direttrice della pinacoteca di Jesi, ha attribuito l’affresco ad Andrea da Jesi (XVI secolo).

Nel 1998 l’affresco fu staccato dalla sua sede originaria, ora abitazione privata, e venne collocato nel museo.


Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Stemma dei Conti Fossa ManciniCastelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Lapide di Graecina Petina
Nella stessa stanza è possibile vedere lo stemma nobiliare marmoreo della casata Fossa Mancini e, tra il materiale epigrafico, la lapide di Grecina Petina dell’epoca di Domiziano (Titus Flavius Domitianus; 51 – 96 d.C., regnò nel periodo 81-96 d.C.), o di Nerva (Marcus Cocceius Nerva; 30 – 98 d.C., regnò nel periodo 96-98 d.C.), o del primo impero di Traiano (Marcus Ulpius Nerva Traianus; 53 – 117 d.C., regnò nel periodo 98-117 d.C).

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Lapide dalla chiesa di S. Maria del Sasso (1528-29)


Vi è anche un’epigrafe datata 1569 su una lapide di pietra arenaria dell’antica chiesa di S. Maria del Sasso (1528-29), non più esistente dalla fine dell’Ottocento, in ricordo di opere di restauro della chiesa stessa da parte della confraternita del SS. Sacramento.

Il soffitto della sala dove sono esposte le lapidi è stato affrescato verso la fine dell’Ottocento in stile neobarocco da pittori presumibilmente svizzeri (le scritte sono in francese e il paesaggio raffigurato è tipicamente montano-alpino) che all'epoca operavano nella zona.

Nella stanza successiva, è esposta la copia di una mappa del Settecento con una veduta panoramica-prospettica di Castelplanio, nella quale è possibile notare anche alcuni antichi monumenti del Quattrocento ora abbattuti.
L’opera dipinta a mano e a colori è di autore ignoto ed il suo originale si trova attualmente nell’archivio storico di Fermo.


Berlino - Gemaldegalerie - Lorenzo Lotto - dipinti laterali del trittico di Castelplanio - San Sebastiano e San Cristoforo - 1531 Loreto - Antico tesoro della S. Casa - Lorenzo Lotto - San Cristoforo San Rocco e San Sebastiano

Alcune fotografie ritraggono opere originarie di Castelplanio, come la statua in maiolica di S. Sebastiano di scuola Robbiana, collocata nell’omonima Chiesa e due tele di Lorenzo Lotto del 1531, raffiguranti S. Sebastiano e San Cristoforo, probabilmente pannelli provenienti da un polittico unitario realizzato per la medesima Chiesa di S. Sebastiano, disperso nel tempo. L'opera fu venduta nel 1821 dal mercante inglese Edward Solly allo Stato prussiano e sono tutt'ora conservate in Germania, nella Gemaldegalerie di Berlino. A tale proposito va ricordato che il dipinto lottesco del 1531 costituì il punto di riferimento per l'elaborazione dell'opera successiva raffigurante S. Cristoforo, S. Rocco e S. Sebastiano, eseguita tra 1535 e 1536, oggi esposta nella Pinacoteca del Palazzo Apostolico di Loreto.

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - sommatrice Fossa Mancini

Dal luglio del 2006 è esposta nel Museo la celebre sommatrice automatica, la prima prodotta su brevetto italiano, inventata alla fine dell'Ottocento da Carlo Fossa Mancini.
Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Medaglioni di portatori membri di confraternite

La terza stanza illustra la vita e l’organizzazione delle confraternite di Castelplanio, con l'esposizione di alcuni oggetti di culto e la ricostruzione di un altare di rito tridentino.
Le confraternite furono delle associazioni di laici e d’ecclesiastici che vivevano comunitariamente la loro fede religiosa attraverso la preghiera comune, le multiformi pratiche devozionali e le opere di misericordia.

Le più antiche confraternite di Castelplanio risalgono alla seconda metà del Quattrocento, ma alcune hanno origine più remota, come la confraternita di S. Giovanni di Tradivo, la Schola antica e la Schola di S. Biagio. Le confraternite del SS. Sacramento sorsero per direttiva del Concilio Tridentino e per impulso dei vescovi nelle loro rispettive diocesi come arma contro il Protestantesimo, fonte di educazione del popolo alla sana dottrina e strumento di promozione del culto e della devozione all’Eucarestia.

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - portalume dorato con giovane in abiti seicenteschi - XII sec. Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - portalume dorato con giovane in abiti seicenteschi - XII sec.

Le soppressioni napoleoniche del 1808, che colpirono tutti gli ordini religiosi italiani, interessarono anche le confraternite, con l’esclusione di quella del SS. Sacramento che, nel 1818, era l’unica sopravvissuta a Castelplanio. Nel XIX secolo furono costruite tre nuove confraternite, ma il XX secolo rappresentò il declino di tutte queste plurisecolari associazioni.
Tra gli oggetti appartenuti alle confraternite sono esposti in quest’ala del museo il libro dei verbali della confraternita del Preziosissimo Sangue, una bussola per votazioni di inizio Novecento, uno stendardo processionale dell’Unione Pia delle Piagge, una lanterna processionale della prima metà del XIX secolo, diverse insegne processionali del XVIII secolo, medaglioni delle confraternite e una croce astile del Vescovo Magagnini (1764-88).

La rappresentazione dell’altare tridentino mostra la centralità del tabernacolo come fulcro del rito, sopra al quale si trovano i candelieri e al centro la croce. Attorno vi sono i portalumi a forma di angeli. Completano l’altare il messale romano del Settecento posto su un poggio, le carte gloria della stessa epoca, il calice d’argento, la patena, reliquari del XVIII e XIX secolo, posti sotto l’altare e gli altri oggetti rituali (bugia per illuminare, turibolo e navicella porta incenso, campanello per segnalare il fulcro dell’omelia, battistangola, secchiello con acqua santa e relativo aspersorio, ampolline per acqua e vino, pisside per le ostie).
Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Arnoldo Ciarrocchi - Acquaforte

La sezione dedicata alla preziosa collezione di grafica contemporanea a carattere figurativo donata da Brenno Bucciarelli, celebre editore d’arte di Castelplanio (1918-1988), comprende 28 tra acqueforti e acquetinte di maestri del Novecento.
Gli artisti autori delle opere della collezione sono i marchigiani Arnoldo Ciarrocchi (1916-2004), Virgilio Guidi (1891 – 1984), Primo Conti (1900 - 1988), Walter Piacesi (1929), Luigi Bartolini (1892 - 1963) e Bruno da Osimo (pseudonimo di Bruno Marsili; 1888-1962), più Mario Micossi (1922) e Cesco Magnolato (1926).

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Anonimo (XVIII sec.) - Artemide assistita da Cupido e Hermes scrive una lettera Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Anonimo (XVIII sec.) - Gentildonna in pene d'amore
L’ingresso del Palazzo Fossa Mancini è costituito da un piccolo vestibolo di rappresentanza ornato da stucchi tardo barocchi e tele ovali con decorazione arcadico-mitologica e incentrate sul tema dell’amore. Si può notare un passaggio sequenziale tra le quattro tele più grandi che rappresentano diversi aspetti dell’amore.
Nel primo dipinto Artemide, sorella di Apollo nella mitologia greca, viene ritratta mentre sta scrivendo un messaggio assistita da Eros-Cupido e sotto l’attenzione di Hermes che, in quanto araldo degli dei, dovrà recapitarlo.
Il secondo dipinto ha per soggetto le pene d’amore e ritrae una nobildonna visibilmente sconsolata dopo la lettura di una lettera d’amore in compagnia della sua serva che cerca di consolarla.

Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Anonimo (XVIII sec.) - Artemide abbraccia il giovane Dafni dormiente Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Anonimo (XVIII sec.) - La ninfa Eco cerca di trattenere invano Narciso
Nel terzo dipinto invece si parla di amore materno con Artemide, la dea vergine che impersona il sentimento della natura, che abbraccia teneramente il giovane Dafni dormiente, figlio di Hermes e di una ninfa e compagno di caccia della stessa Artemide che gradiva molto la sua musica.
Nell’ultimo dipinto si passa all’amore impossibile: la ninfa Eco cerca inutilmente di trattenere l’amato Narciso il quale geloso della propria bellezza e innamorato di se stesso la respinge.
Castelplanio - Civica Raccolta d'Arte, Storia e Cultura - Anonimo (XVIII sec.) - Eros scocca le sue frecce
Sconsolato Eros osserva la scena in disparte.

I quadretti più piccoli invece sono raffigurazioni di Eros il puttino alato nell’atto di scoccare le sue frecce d’amore.


visita la galleria delle immagini


Per approfondire:
- sulla Mostra "La tradizione tipografica a Castelplanio: dalla Tipografia Romagnoli alle Edizioni d'Arte Bucciarelli alla Stamperia ed Edizioni d'Arte Ribichini" del 2005 a Castelplanio;
-

Orari e giorni di apertura

Aperta in concomitanza di mostre temporanee e manifestazioni culturali


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