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Si è aperto ieri il processo per omicidio colposo della giovane 18 enne Pamela Mastropietro, l’accusato è Innocent Oseghale, l’unico rimasto accusato dopo che le prove raccolta nel suo appartamento hanno scagionato altri due sospettati. Il giudice della corte di Assise di Macerata ha proibito a fotografi e cameramen di assistere al processo e fuori dall’aula di tribunale si è riunita una piccola folla. All’arrivo della mamma di Pamela, gli amici liberano in aria dei palloncini colorati con il nome di Pamela per ricordarla.

Giustizia per Pamela, Pamela vive: sono solo alcune delle frasi scritte sugli striscioni appesi davanti al tribunale di Macerata dove si tiene il processo.

I fatti

Era il 31 gennaio quando le forze dell’ordine ritrovano due trolley rossi sul ciglio della strada a Pollenza, Macerata. Una volta aperti, ecco una scena macabra: all’interno c’è il corpo sembrato di una giovane donna. Non passa molto tempo per dare un nome ai quei resti: si tratta di Pamela Mastropietro, romana di 18 anni. Due giorni prima si era allontanata dalla comunità Pars di Corridonia, dove era stata ricoverata qualche settimana prima per disintossicarsi.

La giovane si era allontana dalla comunità, probabilmente per cercare una dose. Una volta trovato lo spacciatore, Pamela muore di overdose. Lo smembramento e il trolley erano un sistema per occultare il cadavere e sviare le forze dell’ordine. Dai primi rilievi però emerge anche qualcos’altro.  La donna aveva avuto dei rapporti, probabilmente non consensuali. Secondo gli inquirenti, lo spacciatore, Oseghale, le avrebbe venduto la droga e poi abusato di lei credendo fosse morta per overdose. Forse avrebbe anche invitato altri due uomini a fare lo stesso, però Desmond Lucky e Lucky Awelima sono stati prosciolti dopo l’esito nullo dell’esame sulle tracce biologiche raccolte dai Ris nell’appartamento di Oseghale.

Secondo l’accusa, Pamela vittima di un’aggressione sessuale è stata picchiata violentemente, ha sbattuto la testa contro un mobile e poi è stata accoltellata. Poi è stata fatta a pezzi e chiusa in due valigie per occultare l’accaduto. Con l’aiuto di un ignaro tassista, l’imputato avrebbe poi abbandonato i trolley sul ciglio di una stradina.

Il processo

La madre di Pamela, Alessandra Verni assieme allo zio avvocato Marco Valerio e altri familiari, si è costituita parte civile nel dibattimento. La famosa criminologa Roberta Bruzzone è la loro consulente di parte. L’avvocato della difesa Simone Matraxia, assieme al collega Umberto Gramenzi, ha chiesto di rendere nulle le perizie dell’accusa per vizio di notifica. Il giudice però respinge la richiesta della difesa nonostante gli accertamenti siano irripetibili.

Le due parti si sono accordate per chiamare 33 testimoni, partendo a una lista inziale di circa 90. La necessità deriva anche dal fatto di dare un veloce fine al processo per l’omicidio di Pamela, richiesta a gran voce non solo dai famigliari ma anche da tutta la comunità di Macerata. Oltre ai famigliari di Pamela, si sono costituiti come parte civile anche il Comune di Macerata e il proprietario dell’appartamento di via Spalato dove è avvenuto il delitto.

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