Internet ha profondamente cambiato le nostre vite e la società in cui viviamo. Inutile nasconderlo. Se da un lato la rete consente di creare nuove relazioni, dall’altro il rischio è che si tratti di legami e rapporti estremamente superficiali e fragili.

La vera sfida non è quella di poter fare a meno di internet, dei social, in generale del digitale, ma quella di usarli al meglio per sé o per questioni professionali.

Privarsi del web non è la soluzione: è come si sceglie di utilizzare le nuove tecnologie che potrà fare la differenza, soprattutto se puntiamo a un uso corretto e ne facciamo uno strumento in grado di regalarci benefici.

Un evento come quello del 4 ottobre, che ha visto il blackout di WhatsApp, FB e Instagram, deve farci riflettere. L’impossibilità di accedere ai social ha creato in molte persone uno stato di ansia e di difficoltà, sino a farle sentire perdute. Ma che cosa accadrebbe se i social chiudessero definitivamente? Come cambierebbe la nostra società?

Difficile che una cosa del genere accada davvero, ma questo ci fa intuire che molti di noi vivono online. Più difficile capire con quali conseguenze.

Come è cambiata la nostra società, scopriamolo grazie alle parole di Umberto Galimberti

L’iperconnessione ci ha fornito un ottimo supporto nel periodo del lockdown, ma è giusto interrogarci per capire a che punto siamo arrivati oggi e com’è la nostra società. A fornirci risposte adeguate sono le considerazioni di Umberto Galimberti sul cambiamento della società, proposte nel corso di cui è docente il filosofo psicoanalista.

Parliamo di una sorta di dizionario del cambiamento, che ci conduce alla riflessione su quale sia lo spazio per l’uomo nell’era della tecnica.

“Nella nostra cultura spesso non sappiamo più che cosa è bello, che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è santo, ma solamente che cosa è utile – spiega Galimberti – . L’uomo è indeterminato, per riuscire a fare qualcosa deve ricevere un lungo periodo di educazione”.

E l’educazione passa anche attraverso le fasi del corso, un volo a planare sulle tappe fondamentali del pensiero occidentale.

Il corso consente di avere più chiaro il ruolo del fattore umano nel cambiamento della società. Ma spinge anche a interrogarsi su come è possibile sviluppare un approccio critico alla realtà e come dare un nome ai propri sentimenti  a partire dall’amore, cercando di capire chi sono gli altri per noi.

La ricerca della felicità e le sfaccettature del fattore umano nella nostra società

Che cosa vuol dire essere felici? L’idea di felicità è cambiata nel tempo, con differenze sostanziali di generazione in generazione, da una società a un’altra. Si è passati dall’idea più cupa e tragica dei greci all’ottimismo dell’era cristiana, per arrivare ai giorni nostri spinti dalle logiche più fredde della tecnica e del mercato.

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